“Diritti Fondamentali dell’uomo”

Diritti fondamentali dell'uomo
Laura Torlone “Diritti Fondamentali dell’uomo”, 2019, cm 100 x 80, polimaterico su tela

 

«… il riconoscimento della dignità specifica e dei diritti uguali e inalienabili di tutti i membri della società umana è la base di libertà, giustizia e pace nel Mondo.»
(Preambolo alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani1948)

In questo periodo storico ho voluto dedicare un’opera a quanto di più prezioso abbiamo da difendere: i Diritti e le Libertà Fondamentali dell’Uomo.

Il lato sinistro dell’opera appare come una pittura rupestre, è il lato “primitivo” dell’uomo, quello che non ha imparato a gestire i propri istinti più animaleschi, l’uomo grezzo che prevarica, infligge pene o depriva di libertà altri esseri umani.

A destra c’è una specie di enorme fiore, un nucleo, un tesoro, comunque “qualcosa di bellissimo” e prezioso che risplende di luce: sono i Diritti Fondamentali dell’Uomo, quelli naturali, inviolabili.

Nella pittura rupestre si distinguono frecce che cerano di aggredire il bel fiore: la simbologia è chiara e si riferisce a tutte le occasioni in cui si mina il rispetto dei Diritti  dell’uomo.

Metamorphosis

Metamorphosis (2)
Laura Torlone, Metamorphosis, 2019, cm 70 x 50 (senza cornice), opera materica su tela, (olio, acrilici, stucco, sabbia, porporina, cristalli, ecc.)

 

L’opera è dedicata al “cambiamento”, a qualsiasi trasformazione, metamorfosi e, dunque, alla vita stessa: ciò che è vivo, e non solo, è destinato a modificarsi continuamente.

L’opera stessa cambia a seconda della luce, come quasi tutti i miei lavori (che brillano) passando da gradazioni di rosa a quelle di grigio. Incastonati vi sono dei piccoli cristalli, che assieme a porporine, suggeriscono l’idea di rocce minerali.

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Dettagli con illuminazione artificiale

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Natura Viva!

 

complementari come il viola con le banane 100x100 materico 2019

L’opera, fresca ed ironica, è un inno non solo alla vita e alla natura ma anche all’AMORE… in che senso? L’utilizzo di colori complementari sulla tela è un rimando alla condizione della coppia: ci si completa, ci si compensa, si crea un equilibrio col partner.

 

 

La superficie della tela come un corpo martoriato dalla malattia, un paese distrutto dalla guerra… poi, la fine della sofferenza: la morte o la guarigione, la ricostruzione, la rinascita.

The surface of the canvas is like a human body tormented by illness or a country destroyed by war … then, the end of suffering: death or healing, reconstruction, rebirth.

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Laura Torlone “Disaster” cm 50×70 polimatetico su tela, 2018
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Laura Torlone “End of pain” – fine della sofferenza, 50x70x4, polimaterico su tela, 2018

 

“La Natura che esiste e resiste, nonostante l’uomo”. (Serie 3 opere) “Nature exists and resists, despite man”. (series)

La terra, meravigliosa, offesa e violentata dall’uomo che ha perso il controllo delle proprie azioni nei suoi confronti.

The earth, wonderful, offended and raped by the man who has lost control of his actions against her.

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natura MORTA
Laura Torlone, “Natura MORTA”, cm 80×120, olio e tecnica mista su tela, 2018.
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Laura Torlone, “Uccellino attonito”, cm 120×70, olio e tecnica mista su tela, 2018.
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Laura Torlone, “Mareplast”, cm 140×70, olio e tecnica mista su tela, 2018.

Nel trittico, che non deve essere per forza visto nell’insieme, si affrontano temi sull’etica ambientale, legati alla perdita del legame uomo – natura, all’inquinamento, agli animali deprivati del loro habitat naturale, della loro vita, ecc. ecc.

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Nell’opera “Natura MORTA” si gioca, già nel titolo, con il termine legato al genere artistico, usando però le lettere maiuscole per indicare che la Natura è MORTA per davvero… o è sofferente.

L’iris, un fiore bellissimo, delicato, simboleggia la NATURA… qui appare impallidito, circondato da una colata di cemento e da colori artificiali, stridenti, quelli generati dall’uomo nel tentativo di abbellire il suo ambiente che non ha più nulla di naturale.

Il fiore giace in un cantuccio, quasi una sepoltura, in basso a sinistra, vicino al cuore dello spettatore che inizia a leggere il dipinto da lì (ci dobbiamo identificare con lui, non con il resto).

Si staglia in primo piano, paradossalmente luminoso rispetto al suo sfondo di vegetazione nero: è la speranza, la vita, l’energia della natura che, come dice il titolo “… esiste e resiste, nonostante l’uomo”.

Nell’opera “Uccellino attonito” il protagonista è un’altra creatura dolcissima, fragile, che si ritrova in mezzo ad uno scenario sconcertante: colori, luci, forme, “rumori”, “odori”… che non gli appartengono, che lo destabilizzano.

L’opera “Mareplast” è una denuncia diretta e palese, non ha da dichiarare niente di più di ciò che mostra: un pesce morto sulla riva dopo aver ingurgitato tanta plastica.

Laura Torlone

 

“problem solving”

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Laura Torlone, tecnica mista su legno, 2018

Il termine “problem solving”, molto in voga negli ultimi decenni,  indica il “complesso delle tecniche e delle metodologie necessarie all’analisi di una situazione problematica allo scopo di individuare e mettere in atto la soluzione migliore”.

Riferendomi al conflitto Siriano in primo luogo ed in generale a tutte le guerre, al terrorismo, alle dittature, il lavoro prende spunto dal termine per denunciare, con un chiaro accenno cinico, le modalità brutali dell’uomo quando si trova a “risolvere” le questioni con la violenza, includendo tanto le parti offensive quanto quelle che si offrono di portare la pace con l’uso delle armi.

Nel primo riquadro con la scritta “problem” (nascosta) si assiste al conflitto in essere, al disfacimento di ogni cosa, riassunto nel dolore negli occhi di un bambino e, nel secondo riquadro (scritta “solving”),  si osserva il “panorama a pace fatta” (a suon di bombardamenti aerei, in alto a dx), ciò che resta dopo il conflitto: una luce che torna a splendere, ma un luce pallida e malata, che illumina i disastri compiuti, che riapre la speranza ma che non cancella la memoria né guarisce le ferite.

La tenda è il media,  il “come noi osserviamo” certi fatti, ovvero attraverso il filtro dei mass media che ce li raccontano, a volte di parte, parziali e, in ultima tendenza, piene di strappi alle regole, tra post piene di immagini  reali, tra fake news e bufale.

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“Il bacio”

Nella sua versione iniziale “il Bacio” è nato come un’apparizione: su un fondale materico ho intravisto segnali antropomorfi e li ho marcati col nero.

Successivamente “il bacio” solare, luminoso di un amore lecito, ha lasciato il posto ad un altro tipo di amore: quello muto, oscuro, segreto, come quello tra due amanti.

 

IL BACIO
Laura Torlone, “il Bacio”, cm 50×70, 2018, polimaterico su tela. Prima versione (ora inesistente)

 

 

 

 

pittura e materia

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Da alcuni anni non mi separo da questo tipo di lavori, nei quali terre, cemento, stucco ed altri materiali si plasmano sulla tela assieme al colore. Trovo che vi sia un’esperienza artistica ancora più completa.

La gestualità tipica degli espressionisti astratti, dell’art brut, dell’informale degli anni ’50 si incontra – o scontra – con una visione romantica del mondo e della natura… il mare tempestoso di W.Turner è come un inconscio nella mia pittura, ma è reso mite da tutti altri intenti narrativi: raccontare una gravidanza, la nascita di un figlio e di altri momenti della mia vita.

La sensibilità  e le emozioni affiorano dalla superficie – pittorica e materica.

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Bagliori e punti luce spiccano sulla tela opaca, brillantina e finti diamanti, incastonati nelle crepe della terra e degli stucchi. Rendere “preziosa” una pittura materica, contrapporre alla gestualità la lentezza dell’incollare ad una ad una le applicazioni.

Mostra “terre e moti” Bologna, 2014.”Tre Santi” via Castiglione.

pittura… tra figurativo e astratto

Nel corso degli anni mi sono allontanata dai miei esordi figurativi, approdando ai lavori astratti e materici di oggi.

Qui faccio eccezione.

Questi lavori (2014-201) sono un ritorno alle origini o, forse, più  un connubio tra le due direzioni: si fondono temi romantici e legati alla natura, all’uomo (auto-ritratto), al sentimento, con interventi di copertura materici. Nelle tre scimmie vi è assenza di contaminazioni, l’atmosfera è silente, quasi metafisica… ma un intervento gestuale può essere sempre dietro le porte.

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Curiosità:

Il lavoro “tre scimmie” è un simbolico ritratto di famiglia. Iniziato prima di aspettare il mio primo figlio, le due scimmie in origine dovevano rappresentano io ed il mio compagno e la rotondità in basso al centro del quadro doveva essere il ginocchio della seconda scimmia (la femmina).Successivamente, a gravidanza inoltrata, si è trasformato nella testa del neonato.

Il lavoro col volto di donna era un autoritratto caricaturale di molti anni fa, ricoperto di stucco nel 2018.

Lo stucco e la cancellazione della pittura sono operazioni dai molteplici sensi, è una materia che si sovrappone, coprendola, alla materia sottostante: il tempo che cancella i ricordi e cambia le cose, oppure una natura sopraffatta dall’uomo… e lascio a voi il resto.