“La Natura che esiste e resiste, nonostante l’uomo”. (Serie 3 opere) “Nature exists and resists, despite man”. (series)

La terra, meravigliosa, offesa e violentata dall’uomo che ha perso il controllo delle proprie azioni nei suoi confronti.

The earth, wonderful, offended and raped by the man who has lost control of his actions against her.

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Laura Torlone, “Natura MORTA”, cm 80×120, olio e tecnica mista su tela, 2018.
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Laura Torlone, “Uccellino attonito”, cm 120×70, olio e tecnica mista su tela, 2018.
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Laura Torlone, “Mareplast”, cm 140×70, olio e tecnica mista su tela, 2018.

Nel trittico, che non deve essere per forza visto nell’insieme, si affrontano temi sull’etica ambientale, legati alla perdita del legame uomo – natura, all’inquinamento, agli animali deprivati del loro habitat naturale, della loro vita, ecc. ecc.

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Nell’opera “Natura MORTA” si gioca, già nel titolo, con il termine legato al genere artistico, usando però le lettere maiuscole per indicare che la Natura è MORTA per davvero… o è sofferente.

L’iris, un fiore bellissimo, delicato, simboleggia la NATURA… qui appare impallidito, circondato da una colata di cemento e da colori artificiali, stridenti, quelli generati dall’uomo nel tentativo di abbellire il suo ambiente che non ha più nulla di naturale.

Il fiore giace in un cantuccio, quasi una sepoltura, in basso a sinistra, vicino al cuore dello spettatore che inizia a leggere il dipinto da lì (ci dobbiamo identificare con lui, non con il resto).

Si staglia in primo piano, paradossalmente luminoso rispetto al suo sfondo di vegetazione nero: è la speranza, la vita, l’energia della natura che, come dice il titolo “… esiste e resiste, nonostante l’uomo”.

Nell’opera “Uccellino attonito” il protagonista è un’altra creatura dolcissima, fragile, che si ritrova in mezzo ad uno scenario sconcertante: colori, luci, forme, “rumori”, “odori”… che non gli appartengono, che lo destabilizzano.

L’opera “Mareplast” è una denuncia diretta e palese, non ha da dichiarare niente di più di ciò che mostra: un pesce morto sulla riva dopo aver ingurgitato tanta plastica.

Laura Torlone